Lei non rispose. Ricominciò a muoversi verso lo specchio e io ruotai di nuovo sulla seggiola per rimanere di spalle a lei. Senza vederla, sapevo cosa stava facendo. Sapevo che era di nuovo seduta davanti allo specchio, mentre vedeva la mia schiena che aveva avuto il tempo di arrivare sino in fondo allo specchio e di essere rintracciata nello sguardo di lei, che aveva anch'esso avuto giusto il tempo di arrivare sino in fondo e ritornare - prima che la mano avesse il tempo di iniziare il secondo giro - sino alle labbra che erano adesso dipinte di rosso, sin dal primo giro della mano davanti allo specchio. "Ti vedo le dissi. E vidi sulla parete come se lei avesse sollevato lo sguardo e mi avesse visto di schiena sulla seggiola, in fondo allo specchio, col viso girato verso la parete. Poi la vidi abbassare le palpebre, di nuovo, e rimanere con gli occhi quieti sul suo corpetto, senza parlare. E io le dissi ancora: "Ti vedo". E lei risollevò lo sguardo dal suo corpetto. "E' impossibile" disse. Io chiesi perchè. E lei, con gli occhi di nuovo quieti sul corpetto: "Perché hai la faccia girata verso la parete". Allora io feci girare la seggiola. Quando mi ritrovai davanti allo specchio lei stava di nuovo accanto alla lampada. Adesso aveva le mani aperte sopra la fiamma, come due ali aperte di gallina, che arrostissero, e col viso rabbuiato dalle sue stesse dita. "Credo che prenderò freddo" disse. "Questa dev'essere una città gelida". Girò il viso di profilo e la sua pelle di rame rovente divenne d'improvviso triste. "Fa' qualcosa per rimediarvi" dissi. E lei cominciò a svestirsi, capo per capo, cominciando da sopra; dal corpetto. Le dissi: "Mi giro contro la parete". Lei disse: "No. Mi vedresti così come mi vedevi quando mi voltavi la schiena". |
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